I Caduti di San Severo nella Grande Guerra

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Ho incominciato a nutrire un certo interesse per la Prima Guerra Mondiale, o per la Grande Guerra, come fu chiamata popolarmente, molti anni fa, quando, insieme a un amico di Arabba nel bellunese, mi sono recato “in pellegrinaggio”, è proprio il caso di dirlo, sulla cima del Col di Lana. Non tragga in inganno la parola colle, è una montagna di 2.452 metri, definita dagli italiani Col del Sangue, per uno degli episodi più incredibili del conflitto. Rimasi colpito dalla suggestione del luogo: la chiesetta, alcune lapidi che indicavano le gallerie e, all’aperto, un altarino fatto di roccia con una croce in  filo spinato, quello delle trincee. Un piccolo monumento, sorto per  spontaneo rispetto al luogo della tragedia, ai piedidel  quale una mano pietosa aveva raccolto  ossa umane, tra cui, molto evidente, un’anca. Non nascondo che quei poveri resti, dopo tanti anni ancora esposti alle intemperie,  mi commossero e quel mucchio di pietre  in quel momento  divenne per me “l’Altare del Cielo”.   Per farmi passare il groppo alla gola, mi mossi nell’ampio spazio intorno alla chiesetta, su un terreno che mostrava ancora evidenti i segni dello scoppio delle mine, ammirando, controllato dalle marmotte, il meraviglioso panorama che solo da lassù si può godere.

Da allora ho iniziato un percorso tra  i luoghi della Grande Guerra, dalle Dolomiti, all’Isonzo e al Piave per conoscere i musei di guerra dai più piccoli di montagna a quelli di Trento, Rovereto, Redipuglia, Trieste, Gorizia e  per visitare i cimiteri di guerra da quelli sconosciuti ai più e  sperduti nei boschi, come quello di S. Stefano nel Cadore che raccoglie i resti di italiani e di austriaci, ai tanti noti sacrari militari. Ho percorso lunghi tratti di trincee, ormai “luoghi della memoria” istituzionalizzati,  ben conservati da gruppi locali di volontari e ho visto anche trincee che son rimaste come erano cento anni fa con  inestricabili rovi,  resti di filo spinato e pezzi di legno.
Ancora oggi continuo, quando ne ho l’opportunità,  a girovagare tra  trincee, gallerie  mulattiere, camminamenti, forti, in quelle “zone sacre” alla memoria patria, non tanto per conoscere il teatro degli avvenimenti, le varie fasi del conflitto e le testimonianze che di esso sono ancora visibili, quanto, piuttosto, per cercare “frammenti minori”  della Grande Guerra sui  fronti secondari. Accostarei grandi avvenimenti  al destino dell’umile, rassegnato e tenace soldato italiano che con eroismo e sacrificio, ma anche ribellione e protesta, ha offerto in quella tragica epopea i suoi vent’anni alla storia è l’aspetto che più di ogni altro mi coinvolge in questo percorso.  Vado alla ricerca della storia di piccoli uomini presi in mezzo dalla grande storia, degli ignoti protagonisti della “catastrofe primigenia”che ha cambiato il mondo. Cerco dicapire  le sofferenze del corpo e i patimenti dell’animo  a cui sono stati sottoposti  “i mobilitati nelle trincee”, gente comune, priva di vocazioni eroiche, tra cui molti contadini del Sud, strappati ai loro affetti e inviati in un ambiente ostile e sconosciuto ai più, vittime di una violenza cieca e assoluta.
Nella Grande  Guerra la moderna tecnologia fu applicata per  la prima volta agli strumenti bellici e le  distruzioni e le  vittime furono senza precedenti.
Anni crudeli, segnati da tante croci.  Anche molti di quelli che riuscirono a tornare a casa  trascorsero il resto della loro vita affetti da “sindrome isterica”, come  venne clinicamente definito l’incubo  dei momenti vissuti in trincea, che continuò a perseguitarli. Molti morirono dopo pochi anni e molti  altri convissero a lungo con le loro mutilazioni.
Tra i tanti nomi di caduti che ho letto, ho tentato di individuare quelli dei nostri concittadini, ma con scarso successo,  perché, ne faccio ammenda, ne conoscevo pochissimi. Li  ho cercati allora e ho scoperto  che a San Severo  erano solo  in pochi, veramente in pochi, a ricordare il nome di qualche parente morto nella Grande Guerra. Da qui l’idea di colmare questo vuoto, proprio in  coincidenza con le celebrazioni del Centenario, ricostituendo l’elenco dei Caduti della Città di San Severo, che il Consiglio Direttivo del C. R. D. Storia di Capitanata ha voluto rientrasse nel progetto “Restituire dignità alla memoria”, grazie al quale, con la collaborazione dell’Amministrazione Comunale, nel recente passato sono stati  restituiti alla memoria collettiva importanti momenti della storia cittadina.
Compilareun elenco dei caduti della Grande Guerra è impresa pressoché  ardua. Molte sono le difficoltà che incontra il ricercatore  nel ricercare i  nomi e, soprattutto, nel mettere insieme gli scarni  dati anagrafici e biografici a causa  dell’approssimativa trascrizione delle  generalità,  delle frequenti inesattezze dei dati, riportate persino nelle fonti ufficiali, dell’enorme numero delle vittime, della mancata identificazione di molti e dei tanti dispersi e prigionieri.
I nomi dei Caduti della Città di San Severo qui riportati sono stati ricavati da fonti diverse, opportunamente collazionate. Partendodall’elenco con i soli nomi riportato  da Elvira Azzeruoli, che l’autrice stessa definisce “non preciso”,  il campo di ricerca si è esteso all’Archivio dell’Ufficio Anagrafico della Città di San Severo, all’Albo d’Oro dei Caduti della Grande Guerra (vol. XVII) e, quindi, al Ministero della Difesa (Commissariato Generale Onoranze Caduti in Guerra e Direzione Generale della Previdenza Militare e della Leva – Previmil), all’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, al Museo Civico del Risorgimento di Bologna, al Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto e a quello di Redipuglia e, per finire, all’Archivio Storico del Comune di San Severo.

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Non mi  è sembrato opportuno stilare un banale elenco dei caduti in ordine alfabetico, con le poche notizie trovate su ognuno di essi; più interessante mi è parsa l’idea di collocare, per quanto possibile, ogni vittima nei luoghi e nelle circostanze belliche che ne hanno causato la morte.  Ho, perciò, diviso i  nomi in base alla data di morte, quindi, per anno, mese e giorno.
Ecco  un po’ di numeri, che, con la loro essenziale aridità, aiuteranno a meglio comprendere l’entità del dramma vissuto a San Severo negli anni di guerra.
I caduti sono in totale 360, tutti nativi di San Severo: nel 1915 ne morirono 67; nel 1916  98; nel 1917  88; nel 1918 91; nel 1919 13 e nel  1920 3.
I morti in combattimento e i dispersi furono  257, i morti in prigionia 15, i morti negli ospedali di tutta l’Italia 44, in quello di San Severo 22, i morti in mare 3. A tutti vanno aggiunti i 16 caduti in Libia, Albania, Montenegro e Grecia e i 3 morti per infortunio.
L’età media dei concittadini morti nel conflitto fu di 25 anni e 2 mesi. Il primo a cadere sotto il fuoco nemico fu  Giannitti Tommaso, che morì  sul Monte Miculek il 1° giugno 1915, aveva poco più di 25 anni. Il più anziano dei caduti fu  Balsamo Michele, nato il 26 dicembre 1876, morto il 10 luglio 1918, trombettiere del 179° Battaglione della  Milizia Territoriale. Aveva 42 anni. I più giovani furono quattro, tutti nati nel 1900 e morti tutti nel 1918:  i primi due Calvitto Michele, nato il 3 maggio 1900 e morto il 15 dicembre 1918 e  Cinelli Vincenzo, nato il 27 ottobre 1900 e morto il 17 settembre 1918, morirono entrambi in ospedale per le ferite riportate in combattimento; gli altri due Milione Luigi Antonio, nato il  1° agosto 1900 e morto il 6 novembre 1918 e  Vernucci Alfredo, nato  il  13 novembre 1900 e morto il 2 ottobre 1918, morirono pure in ospedale, ma per malattia. Solo Calvitto Michele è inserito nell’Albo d’Oro dei Caduti.
Tra i “ragazzi del ‘99” San Severo ebbe ben undici caduti.
Numerosi furono  i fratelli che perirono  nel conflitto:  Barone Giuseppe e Matteo, Calvitto Giuseppe e Michele, Carezzo Ernesto Biagio e Francesco Paolo, Colapietra Francesco e Salvatore, Dell’Oglio Leonardo e Luigi, Di Bari Luigi e Vito Antonio, Di Rutigliano Domenico e Michele,  Montorio Luigi e Salvatore, Russi Gaetano Donato e Michele Salvatore,  Sarto Giuseppe e Luigi.
La famiglia di Angelo Gravina di figli ne perse tre:  Luigi nel 1915  e Michele ed Ernesto rispettivamente  il 14 maggio e il 27 ottobre del 1917.
Tre soldati caddero in mare: Aquilano Alfonso Raimondo e Iafelice Lorenzo, marinai del CREM (Corpi Reali Equipaggi Marini),oggi si chiamano Marò,  e Niro Silvio del 55° Reggimento Fanteria, morto nell’affondamento del piroscafo Principe Umberto.
Morirono per infortunio e non per fatto d’armi: Di Bari Vito Antonio, Tritta Antonio e Ardito Ciro.
Numerosi furono gli episodi di valore compiuti dai nostri soldati. Tra i caduti ebbero la medaglia d’argento: Bruno Ciro, Cipriani Raffaele, De Palma Alfredo Ignazio, De Stefano Luigi Ciro, Manduca Filippo, Russi Pasquale. Furono decorati con la medaglia di bronzo: Castelli Orazio Luigi (ne ebbe due) e Tortora Luigi, un finanziere, a cui è intitolata la locale Caserma della Guardia di Finanza.
È giusto ricordare   anche molti altri  concittadini che hanno combattuto e sono sopravvissuti agli orrori della guerra e che furono i protagonisti, purtroppo anch’essi dimenticati, di storie di coraggio e di eroismo puro, ai quali sono state concesse  medaglie d’argento e di bronzo al valore militare. I decorati in Italia furono  127.619.
Di tutti i caduti  nel cimitero di San Severo riposano solamente i resti di: Aquilano Carmine, Castelli Orazio Luigi, Colio Ettore Francesco,   D’Aloia Gaetano, De Cesare Tommaso, De Stefano Luigi,  Di Giambattista Michele, Faralla Filippo, Gala Luigi Vincenzo, Gravina Luigi,  Lama Luigi,  Montedoro Antonio Luciano,  Pallotta Leonardo, Pirro Giuseppe, Presutto Gerardo, Rainone Antonio,   Rubino Raffaele,  Russi Attilio, Schingo Salvatore, Selvaggi Federico,  Tafanelli Vito Antonio,  Vicciantuoni Ernesto.
Sono anche sepolti a San Severo quattro caduti che sono nati altrove.
Tra le vittime vi furono anche cinque Carabinieri:  Cianciaruso Pietro, D’Angelo Ciro Michele
Fanelli Michele, Sacco Francesco, Tavaglione Tommaso Vincenzo,  e  sei Finanzieri: Carezzo Ernesto Biagio, Cavalli Mario, Morrica Antonio, Perretti Carlo, Salcone Ciro e Tortora Luigi.
I  caduti di San Severo  erano inquadrati  in   quasi tutti i Reggimenti schierati sul fronte di guerra. Da ricordare che  il 14° della Brigata Pinerolo, impiegato nelle zone di Monfalcone, Monte Sei Busi, Selz, Pecinka, Veliki, Hribach, Nad Logem, S. Grado di Merna, Castagnevizza e l’Altopiano di Asiago, ne aveva ventitre;  il 137° della Brigata Barletta, che operò nelle zone di Monte Sei Busi, Castelnuovo del Carso, Piana della Marcesina, Monte Zebio, Oppacchiasella, Castagnevizza, Viadotto di Duino, Pinzano e il Montello, ne aveva diciassette ; il 221° della Brigata Ionio, impegnato nelle zone di Monte Salubio, Monte Collo, Torrente Maso, Santa Caterina, Monte San Gabriele, Sober, Monte San Marco, Zenson, Fosso Palumbo, Salgareda di Piave e San Gervaso, ne aveva undici; il 155° Brigata Alessandria, che  fu impiegato nelle zone di Bosco Cappuccio, Bosco Ferro di Cavallo, San Martino, Monte San Michele, Altopiano di Asiago, Monfalcone, Mrzli e Vodil, ne aveva anche undici; e il  142° della Brigata Catanzaro, che  combattè nelle zone di Castelnuovo del Carso, Monte Cappuccio, San Martino, Oslavia, Monte Mosciagh, Monte Cengio, Monte San Michele, Nad Logem, Nova Vas, Nad Bregom, Hudi Log, Lukatic, S. Giovanni di Duino, Val d’Astico e Val Posina, ne aveva dieci.  Infine nel  10° della Brigata Regina, che fu impiegato nelle zone di Plezzo, San Michele al Carso, Altipiano di Asiago e Monte Grappa e fu quello che ebbe più vittime per i gas usati dagli austriaci il 29 giugno 1916, i nostri caduti  furono   otto,  tutti “gasati”.
A guerra finita scattò la solidarietà di tutta la città nei confronti di chi aveva perso un familiare  e  a ricordo del sacrificio di tanti giovani  nella chiesa di Sant’Antonio Abate ai piedi di  un magnifico altare, fu inaugurato il 4 dicembre 1921 un pregevole  bassorilievo in bronzo, opera dello scultore sanseverese  Severino  Leone, dedicato ai “Militi concittadini morti per la Patria”, voluto da don Felice Canelli, (che come cappellano militare aveva assistito feriti e moribondi nell’ospedale militare di Sassoferrato) dalle Guardie d’onore del Cuore di Gesù, dalle famiglie dei caduti e dal popolo di San Severo.

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Con il recupero di così  importanti particolari (luogo e circostanze della morte, luogo della iniziale sepoltura e, per molti,  anchela causa della morte) si è aperto uno  squarcio sugli ultimi momenti di vita dei concittadini  periti nella Grande Guerra, i cui nomi si erano persi.  Si vedono in una vecchia foto di Luigi Venditti, storico fotografo di San Severo, (datata 27 settembre 1923, giorno dell’inaugurazione)  ben incisi sui marmi laterali della base del Monumento ai Caduti (6) e poi ancora in un’altra  foto  scattata durante l’occupazione alleata dopo la Seconda Guerra Mondiale (1945?). Dopo c’è  il buio più assoluto. Non si sa come, quando e perché i vecchi marmi originali siano  scomparsi e siano stati sostituiti da quelli attuali. Con i marmi è venuto meno anche il ricordo di quei ragazzi, che hanno sacrificato la loro gioventù a un ideale: la Patria, termine oggi tanto inusuale e bistrattato.
A cento anni da quei terribili avvenimenti, finalmente  anche la Città di San Severo potrà  richiamare alla mente  i loro nomi e rendere omaggio alla loro memoria. Non c’è bisogno di farlo in modo pomposo, con fanfare, discorsi più o meno retorici  e corone di alloro, basterebbe solo rispettare il monumento e il piccolo spazio che lo circonda, come luogo sacro, caro a ogni cittadino, perché se appena appena si osservano i nomi incisi sulle lastre di pietra, saranno in molti a leggervi il proprio.
Certo  il massimo sarebbe se anche nel nostro Paese, dai più  piccoli e sperduti borghi alle grandi città, avvenisse quello che da sempre si usa fare nei Paesi anglosassoni. Un  Remembrance Day (mi si perdoni il termine in inglese), ossia  un rito nazionale di commemorazione dei caduti di tutte la guerre. Non solo il 4 novembre o il 25 aprile, date molto significative e distintive della identità nazionale, ma pur sempre legate a due particolari avvenimenti della storia del nostro Paese, bensì un giorno in cui, rispolverando un sopito orgoglio nazionale, ci si trovi, una volta tanto, tutti uniti nel ricordo di coloro che, dalle barricate del Risorgimento  alle odierne missioni di pace, si sono sacrificati in nome dell’Italia.

1 Comment

  • Lucia Piancone

    25 Settembre 2018 at 22:09 Rispondi

    Salve mi chiamo Lucia
    Volevo intanto ringraziarla per aver ricordato i nostri cari, la nostra storia.
    È da tanto che cerco informazioni sul mio bis nonno Gentile Giuseppe nato il 1 gennaio del ’22 San severo (Fg),
    (non so se caduto in guerra o disperso ).
    Potrebbe consigliarmi su cosa posso fare per avere informazioni più dettagliate su di lui?
    Forse può aiutarmi glie ne sarei veramente grata.

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